Psicoterapia Breve Strategica2018-10-31T13:18:18+00:00

Me.

CHI. ALESSANDRA BELLUOMINI

Benvenuti tra le pagine del mio sito.
Sfogliandole troverete informazioni su di me e su ciò di cui mi occupo.

Svolgo la libera professione dal 2001 e la mia naturale curiosità, la mia continua voglia di apprendere e sperimentare cose nuove, unitamente all’esperienza professionale maturata in diversi ambiti, mi hanno portata ad appassionarmi ed impegnarmi in diverse attività.
Attualmente mi occupo infatti di:

In breve

Me.

ME, IN BREVE

Qualche riga per presentarmi, raccontarvi di me e di ciò di cui mi occupo.

Mi sono laureata con lode in psicologia all’Università di Bologna nell’ormai lontano 1999, con una tesi sperimentale sulla Psicologia del Pensiero. Durante il percorso universitario, affascinata dalla psicologia cognitiva e dal complesso funzionamento del cervello e della mente umana, avevo accantonato l’idea di voler intraprendere la professione di psicoterapeuta. Una volta laureata mi sono quindi dedicata allo studio e alla riabilitazione dei disturbi dell’apprendimento dei bambini, seguendo anche un corso di perfezionamento su questo tema presso l’Università di San Marino… ma poi, come spesso accade, la strada che stiamo percorrendo ci presenta diramazioni senza che le si siano cercate…

Quasi per caso mi sono imbattuta in un paio di testi di Psicoterapia Breve Strategica, scritti dal Prof. Giorgio Nardone, che mi hanno immediatamente appassionata.
Avevo finalmente trovato un tipo di intervento psicoterapeutico che mi si confaceva: una metodologia efficace, pratica e pragmatica, breve, focalizzata sul presente e non solo sul passato, solo apparentemente semplice ma, in realtà, costruita sulla base di complesse tecniche e strategie.

Quella scoperta mi ha portata ad Arezzo, alla scuola quadriennale di specializzazione in Psicoterapia Breve Strategica, in cui ho studiato e appreso le tecniche direttamente da Giorgio Nardone.
Sono quindi psicologa e psicoterapeuta e dal 2001 lavoro come libera professionista occupandomi sia di psicoterapia che di consulenza e formazione.

Lungo il mio percorso nel 2002 ho incontrato anche Teamwork s.r.l., un’azienda di consulenza e marketing di cui sono poi diventata socia e con la quale ancora lavoro, svolgendo attività di formazione, coaching e teambuilding in ambito aziendale.

Ma non finisce qui… nel corso degli anni ho continuato ad approfondire la mia formazione frequentando numerosi corsi e conoscendo diversi approcci terapeutici, che ho man mano integrato nel mio lavoro.
Alla terapia strategica ho quindi affiancato approcci più incentrati sugli aspetti emozionali, sul corpo e sul respiro, e anche sull’uso delle tecniche creative.
In particolar modo ho approfondito lo studio della terapia della Gestalt, che rappresenta attualmente la mia principale guida, sia nella vita privata che nel lavoro.

Nel 2016, volendo integrare l’approccio della Gestalt anche in ambito aziendale e organizzativo, mi sono iscritta al Master triennale in “Gestalt Coaching e Counseling nelle Organizzazioni” organizzato dalla Scuola Gestalt di Torino, ottenendo il titolo di Gestalt Business Coach.
L’approccio strategico, più cognitivo, e quello della Gestalt, più esperienziale e focalizzato sull’ascolto di sé e sulle emozioni, rappresentano due ottimi approcci che, integrati tra loro, amplificano le possibilità e le modalità di intervento del terapeuta o del coach.

Ho lavorato con
Dott:ssa Alessandra Belluomini - mi presento

Me.

HO LAVORATO CON

È davvero difficile, dopo oltre 15 anni di lavoro, riuscire a ricordare tutte le aziende con le quali ho collaborato, e sarebbe comunque impossibile e tedioso scriverle tutte.

Queste le collaborazioni principali:

FORMAS Varese
Promocamera Sassari
I.R.E.COOP Emilia Romagna
ISCOM Emilia Romagna
ITINERA Consortile spa, Rimini
Consorzio Scuole Lavoro Bologna
CESCOT srl Società Consortile, Rimini
IAL Cervia (RA)
OSFIN Rimini
Il Sestante, Forlì-Cesena
CLIPS Forlì
ECIPAR Ferrara
ENFAP Emilia Romagna
XAMAR Consulting s.r.l., Rosà (VI)
Gruppo FIPES Forlì (FC)
Confcommercio Siena
Confcommercio Viterbo
Camera di Commercio Belluno
Consorzio Turistico Valchiavenna, Chiavenna (SO)
Comune di Termoli (CB)
Associazione Albergatori Riccione (RN)
Consorzio Riccione Turismo
Promhotels, Riccione (RN)
Ente Bilaterale Turismo Sardegna
Federalberghi Varese
EUROBIC Toscana Sud, Siena
Promoveneto
Consorzio Vicenza è
Associazione Lignano nel terzo millennio, Lignano Sabbiadoro (UD)
Consorzio Turistico Langhe Monferrato Roero
ADAVA Valle D’Aosta

Mazda Italia
Concessionarie Ferrari Giorgio Spa
Moreno Motor Company
Casinò Lugano
Casinò Venezia
Italcamel Travel Agency, Riccione (RN)
Prime Consulting, Trento
Agenzia Immobiliare Marineve, Mezzana (TN)
Conserve Italia, S. Lazzaro di Savena (BO)
Artefice, San Mauro Pascoli (FC)
Cooperativa Muratori di Verucchio, Verucchio (RN)
Ristorante Al Battibecco, Corciano (PG)
Ristorante La Capannina, Casal Borsetti (RA)
Maestri del Gusto, Torino
NH Hoteles Italia
Worldhotels Italia
Best Western Italia
Gruppo Idea Hotel
Gruppo AS Hotels
Gruppo HNH Hotels
UNA Hotels
C-Hotels
Lario Hotels
Union Lido Park & Resort, Cavallino Treporti (VE)
Leardini Group, Riccione (RN)
Metha Hotel Group, Rimini
Gruppo Eurolpan, Affi (VR)
Yes! Enjoy Torino Top Hospitality, Torino
Villaggio Club Baia del Sole, Ricadi (VV)
THotel, Cagliari
Hotel I Portici, Bologna
Solieve Hotels, Verona
Ravelli Hotels, Mezzana-Marileva (TN)
Hotel Lugano Dante, Lugano (Svizzera)
Park Hotel Brasilia, Jesolo (VE)
Hotel Aqualux, Bardolino (VR)
Baglioni Hotel Carlton, Milano
Grand Hotel Principe di Piemonte, Viareggio (LU)
Grand Hotel Imperiale, Forte dei Marmi (LU)
Grand Hotel Terme della Fratta, Bertinoro (FC)
Grand Hotel Savoia, Genova
Relais & Chateaux Il Pellicano, Porto Ercole (GR)
Relais & Chateaux La Posta Vecchia, Ladispoli (RM)
Resort Baia Scarlino, Scarlino (GR)
e innumerevoli altre singole strutture alberghiere

ASL Isernia
ASL Venafro (IS)
ASL Campobasso
Villa Igea, Ancona
Villa Cristina, Torino
Villa Torri, Bologna
Villa Maria, Rimini
Casa di cura Piacenza, Piacenza
Casa di cura S. Antonino, Piacenza
Clinica Luganese, Lugano (Svizzera)
Oncologia Varini, Calderoni, Christinat, Lugano (Svizzera)

Centro Servizi per il Volontariato di Ferrara
Centro servizi per il Volontariato di Rimini
Croce Blu, Bellaria Igea Marina (RN)
Dottor clown, Rimini (RN)

6° Circolo Didattico Rimini
3° Circolo Didattico Ravenna

NB: Tutti i lavori nel campo dell’ospitalità e dell’accoglienza turistica sono stati svolti e si svolgono anche attualmente con Teamwork s.r.l.

Il mio lavoro

Il mio lavoro.

PSICOTERAPIA INDIVIDUALE, DI COPPIA E FAMILIARE

Le parole greche “psiché” (anima) e “therapeía” (cura) si combinano assieme nel formare la parola “psicoterapia” indicando, letteralmente, un percorso di “cura dell’anima”.

A differenza di quanto talvolta si pensi, la psicoterapia non riguarda quindi solamente la “cura di gravi malattie mentali”, bensì un percorso di scoperta di se stessi, delle proprie modalità di pensiero e di azione, di ciò che è all’origine dei propri sintomi o delle trappole inconsapevoli che talvolta ci bloccano, con l’obiettivo di sostenere la persona a trovare le risorse che la conducano a sentire, vedere, pensare ed agire in modo diverso, per raggiungere uno stato di maggiore benessere psicologico e relazionale.
La psicoterapia non utilizza farmaci, “bacchette magiche”, né offre “soluzioni pronte all’uso”. È un percorso fatto di fiducia, ascolto, relazione, sostegno, in cui il terapeuta e il paziente, insieme, cercano e scoprono di volta in volta la strada migliore da percorrere.
Le motivazioni per le quali si può decidere di intraprendere un percorso di psicoterapia possono essere molteplici:

  • presenza di uno o più sintomi specifici e limitanti
  • presenza di dolore profondo legato ad uno specifico vissuto
  • presenza di una sensazione più generica di malessere, di disagio, di insoddisfazione, di assenza di piacere o di sofferenza senza che emergano sintomi acuti e invalidanti
  • desiderio di aumentare la consapevolezza di sé e dei propri processi con l’obiettivo di aumentare il proprio benessere emotivo e relazionale

Credo fortemente che l’obiettivo della psicoterapia non sia, e non debba essere, quello di rendere il paziente dipendente a vita dal terapeuta, bensì quello di sostenerne la consapevolezza e l’azione in direzione dell’autonomia. Tuttavia ogni persona è unica, così come unico sarà quindi ciascun percorso di psicoterapia, sia come durata che come approccio terapeutico utilizzato.
I percorsi di terapia possono essere individuali, di coppia o dell’intero nucleo familiare.
La psicoterapia è particolarmente adatta per affrontare le problematiche sotto indicate.

  • Disturbi d’ansia | Panico; agorafobia; disturbo d’ansia generalizzato; ansia da prestazione; fobia sociale
  • Disturbo da stress post traumatico
  • Fobie e paure specifiche | Ad esempio auto, aerei, animali, sporco, oggetti, situazioni particolari, spazi chiusi o aperti, contatti interpersonali…
  • Disturbi ossessivi-compulsivi | Ossessioni o compulsioni (pensieri o azioni ripetitive); rituali di comportamento
  • Disturbi da somatizzazione | Ipocondria (paura di aver contratto malattie); dismorfofobia (percezione distorta del proprio corpo, o di una parte di esso); dolori e somatizzazioni non legate a fattori organici
  • Disordini alimentari | Anoressia; bulimia; vomiting (quando vomitare diventa un piacere); binge eating (abbuffate incontrollate non seguite da vomito); fissazioni alimentari; abbuffate seguite da astinenze alimentari; alternanza continua tra forti perdite di peso e altrettanto forti aumenti
  • Disturbi sessuali | Difficoltà di erezione; eiaculazione precoce; vaginismo (improvviso irrigidimento e contrazione dei muscoli vaginali durante il rapporto); dispaurenia (dolori durante il rapporto); disturbi del desiderio; anorgasmia; incapacità di provare piacere
  • Disturbi dell’umore | Depressione in tutte le sue forme
  • Disturbi della personalità | Paranoide; schizoide; schizotipico; antisociale; borderline; istrionico; narcisistico; evitante; dipendente; ossessivo compulsivo
  • Problemi dell’infanzia e dell’adolescenza
  • Disturbi legati all’abuso di Internet | Dipendenza dalla rete; information overloading addiction: la ricerca compulsiva di informazioni in rete; shopping compulsivo in rete; gioco d’azzardo on-line; trading on-line compulsivo; chat dipendenza; dipendenza da cyber-sesso
  • Problemi relazionali nei diversi contesti | Problemi relazionali nella coppia, in famiglia, sul lavoro, nelle relazioni sociali
  • Difficoltà emotive | Difficoltà nel riconoscimento, nella gestione o nell’espressione delle emozioni
  • Difficoltà della sfera sociale | Difficoltà legate alla sfera dell’affettività e delle relazioni
  • Problematiche legate all’autostima e all’insicurezza
  • Difficoltà in ambito lavorativo
  • Problematiche legate a particolari eventi dolorosi o stressanti | Violenza; lutto; abbandono; separazione; difficoltà in ambito lavorativo; malattia; perdita del lavoro
  • Disordini alimentari | Anoressia; bulimia; vomiting (quando vomitare diventa un piacere); binge eating (abbuffate incontrollate non seguite da vomito); fissazioni alimentari; abbuffate seguite da astinenze alimentari; alternanza continua tra forti perdite di peso e altrettanto forti aumenti
  • Disturbi sessuali | Difficoltà di erezione; eiaculazione precoce; vaginismo (improvviso irrigidimento e contrazione dei muscoli vaginali durante il rapporto); dispaurenia (dolori durante il rapporto); disturbi del desiderio; anorgasmia; incapacità di provare piacere
  • Disturbi dell’umore | Depressione in tutte le sue forme
  • Disturbi della personalità | Paranoide; schizoide; schizotipico; antisociale; borderline; istrionico; narcisistico; evitante; dipendente; ossessivo compulsivo
  • Problemi dell’infanzia e dell’adolescenza
  • Disturbi legati all’abuso di Internet | Dipendenza dalla rete; information overloading addiction: la ricerca compulsiva di informazioni in rete; shopping compulsivo in rete; gioco d’azzardo on-line; trading on-line compulsivo; chat dipendenza; dipendenza da cyber-sesso
  • Problemi relazionali nei diversi contesti | Problemi relazionali nella coppia, in famiglia, sul lavoro, nelle relazioni sociali
  • Difficoltà emotive | Difficoltà nel riconoscimento, nella gestione o nell’espressione delle emozioni
  • Difficoltà della sfera sociale | Difficoltà legate alla sfera dell’affettività e delle relazioni
  • Problematiche legate all’autostima e all’insicurezza
  • Difficoltà in ambito lavorativo
  • Problematiche legate a particolari eventi dolorosi o stressanti | Violenza; lutto; abbandono; separazione; difficoltà in ambito lavorativo; malattia; perdita del lavoro
Consulenza breve e sostegno psicologico
Psicoterapia individuale, di coppia e familiare

Il mio lavoro.

CONSULENZA BREVE E SOSTEGNO PSICOLOGICO

Rispetto alla psicoterapia, l’intervento di consulenza breve o di sostegno psicologico è utile per affrontare difficoltà personali più circoscritte, non impedenti, acute e pervasive, oppure che riguardano ambiti diversi rispetto a quello personale (ad esempio quello aziendale o quello educativo).
A volte la consulenza stessa è sufficiente a fare chiarezza e a risolvere problemi circoscritti e situazioni di difficoltà; in altri casi aiuta ad identificare problematiche di altro tipo, eventualmente affrontabili con la psicoterapia o con un percorso di coaching.
La consulenza breve prevede un numero ridotto di sedute ed è finalizzata al raggiungimento di uno specifico obiettivo concordato all’inizio del percorso.
Si possono distinguere 3 macro aree di intervento:

Di fronte ad un problema personale che non si riesce a risolvere da soli non è sempre necessario ricorrere alla psicoterapia.
In caso di difficoltà più lievi, situazioni di stallo momentaneo, bisogno di confrontarsi con un professionista esterno per avere un consiglio su come agire in una determinata situazione, può essere sufficiente un intervento di consulenza breve.
Possono rientrare in questa categoria, ad esempio, i problemi di relazione genitori-figli, i blocchi della performance, la difficoltà di relazione con un collega di lavoro, i problemi scolastici dei figli, i periodi di leggera ansietà o insicurezza momentanea, le difficoltà nella gestione del rapporto con il cibo non ancora divenute veri e propri disturbi alimentari e così via.
Sarà cura del terapeuta, una volta effettuato il primo colloquio, valutare la natura e l’entità del problema e definire con il paziente il tipo di percorso necessario (consulenza breve o psicoterapia).
Di fronte a specifiche e circoscritte problematiche di tipo organizzativo ed aziendale, talvolta è sufficiente un intervento di consulenza breve piuttosto che di coaching.
Le difficoltà interessate possono essere sia di tipo organizzativo che di tipo comunicativo e relazionale, e possono essere interne (riguardanti uno o più gruppi di lavoro) o esterne all’azienda (relative al rapporto con i clienti dell’azienda stessa).
Il consulente, assieme al committente, definirà la natura del problema e stabilirà la strategia di intervento mirata al raggiungimento dell’obiettivo concordato.
In questo caso la consulenza potrà riguardare sia un singolo individuo all’interno dell’organizzazione che un intero gruppo di lavoro. Il consulente assumerà quindi il ruolo di facilitatore del cambiamento, guidando i clienti verso forme di organizzazione, comunicazione, relazione o processi di problem solving più funzionali.
Tutti gli interventi di consulenza vengono strutturati ad hoc sulla base delle caratteristiche del problema, delle persone interessate, del tipo di organizzazione in cui si deve intervenire e, ovviamente, dell’obiettivo da raggiungere.
Questo tipo di intervento interessa tutti coloro che, a vari livelli, operano in contesti educativi e scolastici (insegnanti, educatori, operatori sociali e di comunità).

Il percorso di consulenza in ambito educativo consente agli operatori di acquisire competenze sia teoriche che operative per poter intervenire con maggior efficacia di fronte a tipiche problematiche dell’infanzia e dell’adolescenza quali:

  • disturbo oppositivo-provocatorio
  • conflittualità
  • aggressività e litigi tra allievi
  • mutismo selettivo
  • disturbo da deficit dell’attenzione con iperattività
  • disturbo da evitamento o da isolamento
  • ansia da prestazione
  • fobia scolastica o sociale
  • disturbi alimentari

La consulenza può riguardare sia un singolo individuo all’interno dell’organizzazione (ad es. un insegnante) che un intero gruppo di lavoro.
A seconda della tipologia del problema individuato, il consulente potrà dare indicazioni relative all’applicazione di specifici protocolli di intervento e guidare i clienti verso  modalità di comunicazione, relazione e processi di problem solving più funzionali.

Tutti gli interventi di consulenza vengono strutturati ad hoc sulla base delle caratteristiche del problema, delle persone interessate, del tipo di organizzazione in cui si deve intervenire e, ovviamente, dell’obiettivo da raggiungere.

Coaching
consulenza breve strategica

Il mio lavoro.

COACHING

A differenza della psicoterapia o della consulenza breve, che si rivolgono a chi vive momenti di difficoltà impedenti, di particolare sofferenza o a chi ha necessità di risolvere una problematica circoscritta, il coaching è un percorso di sviluppo e di crescita (individuale o di team), in cui il coach supporta uno o più clienti (detti “coachee”) nel massimizzare il proprio potenziale e a raggiungere uno specifico obiettivo di vita personale (Life Coaching) o professionale (Business Coaching).
Mentre il Life Coaching è un intervento sempre individuale, il Business Coaching può interessare sia una singola persona (Individual Business Coaching) che uno o più team di lavoro (Team Coaching).
Il personal coach è quindi una sorta di “allenatore personale”, che lavora sia sulle risorse dei clienti che sui loro limiti, con l’obiettivo di svilupparne le potenzialità, di migliorarne le performance e la qualità della vita.
Il coach interviene fornendo un supporto specifico volto a:

  • facilitare il coachee nell’analisi del proprio contesto; aiutarlo a fare chiarezza e stimolarne la visione da nuovi punti di vista
  • accompagnare il coachee nella scoperta e nella definizione dei propri obiettivi personali
  • stimolare il coachee nella ricerca di soluzioni e di strategie da seguire, facendo in modo che emergano dal cliente stesso
  • lasciare piena autonomia e responsabilità al cliente nel processo di cambiamento, di scelta e di azione

Il coach affiancherà i coachee fino al raggiungimento dell’obiettivo prefissato, stimolandone la proattività, la fiducia in se stesso e l’autonomia.

Gli interventi di Life Coaching possono essere adatti, ad esempio, per:

  • timidezza eccessiva
  • blocco delle performance
  • desiderio di dimagrire, di migliorare il proprio corpo o di raggiungere qualunque altro obiettivo personale
  • migliorare i rapporti interpersonali
  • migliorare le proprie capacità di comunicazione
  • affrontare un cambiamento di vita personale
  • aumentare la propria autostima e la fiducia nelle proprie capacità
  • gestire meglio lo stress lo stress

Gli interventi di Individual Business Coaching possono essere adatti, ad esempio, per:

  • il raggiungimento di qualunque obiettivo professionale
  • migliorare i rapporti lavorativi con collaboratori, colleghi, superiori o clienti esterni
  • imparare a parlare in pubblico
  • affrontare un cambiamento professionale (azienda, ruolo, mansioni, luogo di lavoro, team di lavoro…)
  • conoscere e valorizzare i propri punti di forza per affrontare al meglio colloqui e test di selezione
  • imparare a gestire al meglio il tempo
  • gestire al meglio cambiamenti aziendali
  • gestire l’incertezza decisionale
  • gestire al meglio passaggi generazionali in azienda
  • incrementare le proprie capacità di management e di leadership

Gli interventi di Team Coaching possono essere adatti, ad esempio, per:

  • la creazione di una cultura aziendale condivisa
  • aumentare lo spirito di team
  • facilitare l’integrazione di reparti
  • incrementare le performance del team
  • migliorare le capacità organizzative del team
  • intervenire su difficoltà comunicative o relazionali all’interno di un team o tra più team

Ogni percorso di coaching viene sempre strutturato ad hoc, sulla base delle specifiche esigenze e caratteristiche di chi lo richiede.

Formazione aziendale

Il mio lavoro.

FORMAZIONE AZIENDALE

Da oltre 15 anni svolgo attività di docenza in corsi di formazione presso cliniche, enti ed aziende del territorio italiano e svizzero, su tematiche relative alla comunicazione e alla relazione, alle competenze trasversali, alla vendita, al servizio al cliente e alle risorse umane.

Qui sono indicate alcune delle aziende con le quali ho collaborato in questi anni.
Tutti i programmi formativi vengono strutturati ad hoc, sia per durata che per contenuti, sulla base degli obiettivi da raggiungere e delle peculiari necessità del cliente.
Ciò che invece accomuna tutti i corsi è l’intento di stimolare il coinvolgimento e la partecipazione dei presenti e fornir loro non solo conoscenze teoriche, ma soprattutto indicazioni e spunti concreti che possano essere direttamente applicabili nel vissuto quotidiano, sia personale che professionale.
Ogni realtà è diversa dalle altre, sia per come è organizzata che per le persone che ne fanno parte, ed è necessario conoscere questa realtà per poter dare indicazioni che siano davvero utili per il cambiamento.
Ecco perché privilegio un approccio di insegnamento attivo ed interattivo e, quando possibile, inserisco all’interno del corso frequenti momenti di confronto e scambio con i partecipanti, momenti di gioco, di lavori in piccolo gruppo, esercitazioni e sperimentazioni pratiche.

Macro aree di intervento:

Formazione in ambito aziendale

Formazione in ambito sanitario

Principali tematiche affrontate:
  • Principi e tecniche di comunicazione (livello base e avanzato)
  • Public speaking: l’arte di comunicare in pubblico

  • Comunicazione telefonica efficace
  • Lavorare in team: relazionarsi, comunicare, cooperare
  • Leadership efficace
  • La prevenzione e la gestione dei conflitti nei gruppi di lavoro
  • Reclutamento, selezione, accoglienza ed inserimento di nuovo personale
  • Motivazione e gestione delle Risorse Umane
  • Conduzione efficace delle riunioni
  • Tecniche di problem solving
  • Gestione dello stress, del burn out e del mobbing
  • Time management: la gestione del proprio tempo
  • Definizione e raggiungimento degli obiettivi
  • Tecniche di vendita
  • Tecniche di vendita al telefono
  • Tecniche di negoziazione
  • Excellent Customer Experience a 360°
  • La gestione dei reclami e delle situazioni difficili
  • La qualità del servizio al ristorante
  • L’accoglienza ai pazienti e ai loro familiari
  • La relazione d’aiuto
  • Il lavoro di équipe
  • L’operatore sanitario come counselor
  • La gestione delle conflittualità con i pazienti, i familiari e all’interno dell’équipe
Teambuilding

Il mio lavoro.

TEAMBUILDING

Pianifico e coordino l’organizzazione di attività di teambuilding, di una o più giornate sia “indoor” che “outdoor”, strutturate a seconda delle richieste dell’azienda committente e degli obiettivi da raggiungere.

Le attività di teambuilding sono esperienze ludico-formative, che favoriscono la conoscenza e la creazione di relazioni tra i partecipanti, stimolano il senso di appartenenza al gruppo e consentono di lavorare, in modo piacevole e diverso dal solito, su tematiche quali, ad esempio:

  • lavoro di squadra
  • collaborazione
  • comunicazione
  • rispetto dei ruoli
  • leadership
  • pianificazione, organizzazione, delega e coordinamento
  • gestione dello stress e tolleranza alla frustrazione
  • spirito di adattamento
  • raggiungimento degli obiettivi
  • creatività

Le giornate possono essere organizzate “indoor”, ovvero in aula, solo con le risorse a disposizione del formatore (giochi d’aula, simulazioni, giochi di ruolo, riflessioni e lavori sia in gruppo che in plenaria) oppure “outdoor”, fuori dall’aula, prevedendo anche altre attività come, ad esempio, barca a vela, cucina, rafting, arrampicata, rugby o altri sport di squadra, teatro, pittura e così via.
Il teambuilding può avere valenza solo ludica o di incentivazione, qualora l’obiettivo sia quello ad esempio di premiare il gruppo di lavoro facendolo divertire attraverso una modalità inconsueta, che stimoli comunque il senso di appartenenza al team, oppure, più frequentemente, avere valenza formativa.
In quest’ultimo caso verranno scelte attività il cui svolgimento richieda le stesse competenze che devono poi essere sviluppate anche sul posto di lavoro (ad es. leadership, comunicazione e collaborazione). Durante la giornata e al termine delle varie attività sarà quindi compito del formatore guidare i momenti di riflessione (debriefing) su quanto accaduto, sperimentato e osservato, in modo da aiutare i partecipanti a sviluppare maggiore consapevolezza sia delle loro dinamiche individuali che di quelle del team, e collegare quindi l’esperienza fatta con ciò che accade nella loro realtà aziendale.

Workshop e incontri

Il mio lavoro.

WORKSHOP E INCONTRI

Organizzo workshop o incontri di gruppo su tematiche di vario genere, sia tenuti da me che da altri docenti.

I workshop e gli incontri si svolgono generalmente a Rimini, presso il mio studio (Studio Aretè).
Per informazioni sugli eventi in programmazione, clicca qua

Il mio approccio

Approccio.

LE MIE FONDAMENTA

PRESENZA

Esserci, esserci davvero, con la persona e per la persona, alla ricerca della strada migliore da percorrere.

ASCOLTO

Dell’altro, con la reale intenzione di comprendere, senza giudizio e pregiudizio. Di me, come strumento a servizio della presenza, della consapevolezza e della relazione.

EMPATIA

“Sentire l’altro dentro di sé”, mettersi nei suoi panni o, come dice spesso un mio maestro, “indossare la sua faccia”, per scoprire e conoscere il suo mondo attraverso i suoi occhi.

SOSTEGNO

Della persona e del processo di scoperta e di cambiamento, nel rispetto di ciò che c’è o emerge (forza, coraggio ma anche dolore, stasi, confusione, paure, resistenze, incapacità…).

CONSAPEVOLEZZA

Aumentarla, nelle persone con cui lavoro, è l’obiettivo cardine per poter avere accesso al cambiamento.

PACE

Fare pace con ciò che si è, con ciò che si è scoperto di sé, riconoscerlo, accoglierlo e accettarlo, è sempre il primo passo. Come scriveva Carl Rogers “è nel momento in cui mi accetto così come sono che io divengo capace di cambiare”.

RESPONSABILITÀ

Rendere le persone responsabili della conduzione della propria vita, lasciargli la responsabilità di potere o volere decidere per se stessi, di trovare soluzioni, di attivarsi per il cambiamento. Avere la responsabilità, come terapeuta o coach, di facilitare la realizzazione di questo processo.

AZIONE

Stimolare la persona ad agire concretamente, nel qui e ora, per poter sperimentare nuove dinamiche di relazione, con se stessi e con gli altri e, più in generale, di vita.

I miei strumenti

Approccio.

LE MIE RISORSE

ESPERIENZA

Oltre 15 anni di esperienza, sia come terapeuta che come formatore e coach, lavorando con tantissime persone, aziende e casistiche diverse.

TERAPIA STRATEGICA E COACHING STRATEGICO

Il modello di psicoterapia e di coaching con cui mi sono formata ad Arezzo, direttamente con il Prof. Giorgio Nardone. Il percorso è di breve durata, pragmatico, focalizzato su come il problema della persona funziona nel presente, su cosa questa ha fatto per tentare di gestirlo o risolverlo e che non ha funzionato (o che, involontariamente, ha addirittura alimentato la difficoltà), e su come sia invece possibile intervenire per ottenere una soluzione efficace e duratura.
Il terapeuta (o il coach) non pone l’attenzione principale né sul “perché” né sulle “cause remote” del problema; la Terapia Breve Strategica si concentra infatti sul presente del paziente, con l’obiettivo di sbloccare il suo circolo di azioni ormai vizioso ed eliminare i sintomi o i comportamenti disfunzionali.
Il paziente viene aiutato ad acquisire nuovi punti di vista su di sé, sulle sue relazioni o sulle sue azioni, che lo porteranno poi ad un cambiamento anche nel comportamento e ad un conseguente nuovo e funzionale equilibrio.

TERAPIA DELLA GESTALT E COACHING GESTALTICO

Anche l’approccio gestaltico, come quello strategico, non lavora sui “perché” ma sui “come”, ovvero su ciò che si può osservare nel presente, nel “qui e ora” senza ricorrere a interpretazioni o a teorizzazioni ipotetiche. La Psicoterapia della Gestalt non focalizza la sua attenzione sulla rimozione del sintomo ma nemmeno si limita a parlare del disagio; “essa utilizza attivamente la relazione terapeutica e un insieme di metodi per aiutare la persona a raggiungere il grado di auto-supporto necessario a risolvere i suoi problemi” (Paolo Quattrini 2011) e ad aumentare la sua abilità di rispondere (respons-abilità) agli eventi della vita.
Il focus della terapia della Gestalt è quindi, attraverso l’utilizzo di varie tecniche (corporee, creative, teatrali, di drammatizzazione, di pensiero, immaginative), quello di aumentare la consapevolezza di sé (delle proprie emozioni, sensazioni, modelli di pensiero o di azione, bisogni) al fine di riappropriarsi di ogni aspetto, ampliare le possibilità di scelta, assumersi la responsabilità della propria vita ed attivarsi nell’ambiente per ritornare ad avere con quest’ultimo una sana relazione, ritrovando il proprio personale equilibrio.
Mentre la terapia breve strategica ha un approccio prevalentemente cognitivo, la terapia della Gestalt è una terapia più esperienziale, in cui il lavoro con le emozioni e con il sentire sono di fondamentale importanza.

‟ Se immaginiamo il sentire come una mano e il pensare come l’altra, risulta chiaro il vantaggio di usarle entrambe invece che una sola.
(Paolo Quattrini)

TECNICHE CREATIVE

In Gestalt, come in altri approcci, le tecniche creative come il role playing, la narrazione, le drammatizzazioni, l’uso della fotografia o di altri mezzi artistici (collage, poesia, scrittura, disegno, scultura, musica…) costituiscono strumenti importanti per facilitare l’espressione e l’esplorazione di sé, lo sviluppo di strategie di problem solving o la costruzione di scenari futuri guidati dal pensiero creativo.
L’utilizzo di modalità di espressione e di comunicazione alternative a quelle più tradizionali, filtrate da un mediatore (un materiale o una tecnica da utilizzare), favorisce infatti l’abbandono delle tipiche e più conosciute modalità di pensiero razionali e aiuta la connessione con gli aspetti emotivi, immaginativi e spesso profondi della persona.
Queste tecniche possono essere integrate all’interno del percorso terapeutico o di coaching, oppure rappresentare specifici strumenti di lavoro all’interno di workshop o incontri.

CURIOSITÀ

Sono una persona curiosa di natura. Mi piace imparare sempre cose nuove, conoscere e integrare nel mio lavoro approcci e tecniche che ritengo interessanti e utili e sperimentarmi il più possibile, sia nella vita che sul lavoro.

PASSIONE

Uno dei feedback sul mio lavoro che più apprezzo è proprio questo: “ci metti passione, per te non è solo un lavoro e si vede”. È vero, sono fortunata perché ciò che faccio mi appassiona, e questa passione cerco di restituirla in ciò che faccio.

I MIEI CREDO

Approccio.

I MIEI CREDO

Credo fortemente nel potere delle relazioni umane e, tanto più, in quello della relazione terapeutica o di coaching. Prima del sintomo o del problema viene la persona, con la sua unicità e il suo mondo interno.

Credo nell’ascolto e nell’esserci pienamente.
Credo nel rispetto della persona, dei suoi tempi, delle sue resistenze, delle sue difficoltà.
Credo nel valore del mio essere umana e imperfetta come tutti; non sono infallibile, ma nel mio lavoro metto sempre passione e dedizione.
Credo anche nella formazione e nel continuo aggiornamento, che mi hanno portata nel corso degli anni a frequentare numerosi corsi di formazione.

AMBITI DI INTERVENTO

Mi occupo di

AMBITI DI INTERVENTO

  • Desiderio di aumentare la consapevolezza di sé | Desiderio di aumentare il proprio benessere emotivo e relazionale
  • Sensazioni generiche di malessere e di disagio | Senso di insoddisfazione, di assenza di piacere o di sofferenza senza che emergano sintomi acuti e invalidanti
  • Problemi relazionali nei diversi contesti | Problemi relazionali nella coppia, in famiglia, sul lavoro, nelle relazioni sociali
  • Difficoltà emotive | Difficoltà nel riconoscimento, nella gestione o nell’espressione delle emozioni
  • Difficoltà della sfera sociale | Difficoltà legate alla sfera dell’affettività e delle relazioni
  • Difficoltà in ambito lavorativo
  • Problematiche legate all’autostima e all’insicurezza
  • Disturbi d’ansia | Panico; agorafobia; disturbo d’ansia generalizzato; ansia da prestazione; fobia sociale
  • Disturbo da stress post traumatico
  • Fobie e paure specifiche | Ad esempio auto, aerei, animali, sporco, oggetti, situazioni particolari, spazi chiusi o aperti, contatti interpersonali…
  • Disturbi ossessivi-compulsivi | Ossessioni o compulsioni (pensieri o azioni ripetitive); rituali di comportamento
  • Disturbi da somatizzazione | Ipocondria (paura di aver contratto malattie); dismorfofobia (percezione distorta del proprio corpo, o di una parte di esso); dolori e somatizzazioni non legate a fattori organici
  • Disordini alimentari | Anoressia; bulimia; vomiting (quando vomitare diventa un piacere); binge eating (abbuffate incontrollate non seguite da vomito); fissazioni alimentari; abbuffate seguite da astinenze alimentari; alternanza continua tra forti perdite di peso e altrettanto forti aumenti
  • Disturbi sessuali | Difficoltà di erezione; eiaculazione precoce; vaginismo (improvviso irrigidimento e contrazione dei muscoli vaginali durante i rapporto); dispaurenia (dolori durante il rapporto); disturbi del desiderio; anorgasmia; incapacità di provare piacere
  • Disturbi dell’umore | Depressione in tutte le sue forme
  • Disturbi della personalità | Paranoide; schizoide; schizotipico; antisociale; borderline; istrionico; narcisistico; evitante; dipendente; ossessivo compulsivo
  • Problemi dell’infanzia e dell’adolescenza | Disturbo da deficit dell’attenzione con iperattività; comportamenti oppositivo-provocatori; mutismo selettivo; disturbo da evitamento; ansia da prestazione; fobia scolare; disturbo da isolamento; paure specifiche; fobie; enuresi notturna
  • Disturbi legati all’abuso di Internet | Dipendenza dalla rete; information overloading addiction: la ricerca compulsiva di informazioni in rete; shopping compulsivo in rete; gioco d’azzardo on-line; trading on-line compulsivo; chat dipendenza; dipendenza da cyber-sesso
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DOMANDE E RISPOSTE

1. Qual è la differenza tra il coach, il counselor, lo psicologo, lo psicoterapeuta, lo psicoanalista e lo psichiatra?2018-05-06T06:27:32+00:00

L’Associazione Coaching Italia definisce il coaching una metodologia che si basa su una relazione di partnership paritaria tra il coach e il suo cliente, che mira a riconoscere, sviluppare e valorizzare le strategie, le procedure e le azioni, utili al raggiungimento di obiettivi operativi collocati nel futuro del cliente.
La relazione con il cliente non è quindi una relazione di aiuto o di sostegno psicologico. Il coach si concentra sulla crescita e lo sviluppo della persona accompagnandola nella definizione di obiettivi raggiungibili, nello sviluppo di consapevolezza, nella creazione di possibilità ed infine nella scelta di un piano di azione che vada nella direzione dell’obiettivo da raggiungere.
Il coach non svolge attività di prevenzione o cura rispetto a malattie o disagi psicologici, non ha un approccio interpretativo, non fa diagnosi di personalità e non fa valutazioni della persona di alcun genere. Il coach non offre soluzioni a disagi esistenziali, non esplora il passato, bensì supporta il cliente a riconoscere i suoi modelli di pensiero e ad attivare tutte le risorse interne per raggiungere l’obiettivo da lui auto-definito.
Inoltre il coach è tenuto a comunicare con chiarezza le differenze tra coaching, counseling, psicoterapia ed altre professioni di supporto e a suggerire al cliente, se necessario, di rivolgersi ad un altro professionista.
Il coaching, al pari di tante altre professioni, non è riconosciuto dallo Stato e, a differenza delle professioni regolamentate, questa è priva di un Ordine professionale.
Non esiste una formazione obbligatoria statale per chi lo esercita professionalmente e lo Stato non ne detta i requisiti minimi per il suo esercizio. Il titolo di coach viene infatti assegnato al termine di percorsi formativi più o meno lunghi, validi e strutturati.
Per questa ragione assumono molta importanza le Associazioni Professionali di Categoria che hanno il ruolo di diffondere e tutelare gli standard etici e professionali del coaching, di fornire una corretta informazione, di riconoscere i percorsi riferiti alla formazione dei professionisti e di rilasciare un “Attestato di Qualità e di Qualificazione Professionale dei Servizi”.
In Italia, oltre a ICF Italia (la filiale italiana di ICF – International Coach Federation) ci sono ad esempio AICP (Associazione Italiana Coach Professionisti) e A.Co.I (Associazione Coachig Italia).

Il counseling non è una forma di terapia (medica psicologica) né di sostegno psicologico.
AssoCounseling definisce l’attività di counseling come: “[…] un’attività il cui obiettivo è il miglioramento della qualità di vita del cliente, sostenendo i suoi punti di forza e le sue capacità di autodeterminazione. Il counseling offre uno spazio di ascolto e di riflessione, nel quale esplorare difficoltà relative a processi evolutivi, fasi di transizione e stati di crisi e rinforzare capacità di scelta o di cambiamento”.
La S.I.Co. (Società Italiana di Counseling) definisce il counseling un’attività professionale, basata su abilità comunicative e relazionali, finalizzate a facilitare il cliente nella risoluzione di uno specifico problema o nella  presa di decisione. Il cliente può essere identificato nella persona, nella coppia, nella famiglia o nel gruppo. Operativamente il counseling si impegna a favorire la riorganizzazione di capacità, risorse e competenze già possedute dal cliente, facilitandogli un percorso di vita verso obiettivi possibili e realizzabili. Si svolge attraverso colloqui gestiti con le metodologie che caratterizzano la specifica formazione di ciascun professionista che non si pone, in alcun caso, nella posizione di superiorità dell’esperto.
A differenza del paziente nella psicoterapia, il cliente nel counseling è definito “sano” e non ha bisogno di essere curato né aiutato a superare una sofferenza psicologica, ma si avvale delle competenze del counselor come sussidio delle capacità che già possiede in modo da conseguire gli obiettivi che desidera, nei modi e nei tempi che gli sono consoni.
Oggetto del counseling sono difficoltà inerenti un aspetto circoscritto della vita come, ad esempio, lievi e limitati problemi relazionali e interpersonali, orientamento nelle scelte di vita, conflittualità, stress, scelte difficili da intraprendere, sviluppo delle risorse e delle potenzialità.
Il counselor non ha competenze e potere di intervento in tutti quei casi dove sia presente disagio e sofferenza psichica, dolore profondo, disturbi di personalità o altre psicopatologie, che sono di pertinenza del lavoro dello psicoterapeuta.
Anche il counselor è tenuto a comunicare con chiarezza le differenze tra la sua professione e quella di psicologo, psicoterapeuta ed altre professioni di supporto., suggerendo al cliente, se necessario, di rivolgersi ad un altro tipo di professionista.
Anche il counseling, come il coaching, è una professione non organizzata, ovvero priva di una legge istitutiva e di un Ordine Professionale.
Il counsellor deve comunque aver completato uno specifico percorso di formazione di almeno 1000 ore, essere in possesso del diploma abilitante e preferibilmente essere iscritto ad una Associazionie Professionale di Categoria (ad es. AICo; Si.Co; AssoCounseling) che abbia il ruolo di diffondere e tutelare gli standard etici e professionali del counseling.

E’ un laureato in psicologia, che ha svolto un tirocinio formativo obbligatorio e che ha sostenuto e superato l’Esame di Stato che permette l’iscrizione all’Ordine degli Psicologi.
Lo psicologo opera al fine di conoscere, migliorare e tutelare il benessere psicologico e la salute nelle persone, famiglie, comunità e organizzazioni sociali e lavorative.
La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione, riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.
Lo psicologo esercita anche l’attività di counseling.
A seconda dell’indirizzo formativo seguito durante l’Università lo psicologo possiede diverse competenze che può, dopo la laurea, decidere di approfondire frequentando ulteriori corsi o master.
Lo psicologo può lavorare in diversi ambiti (sociale, clinico, aziendale) purché il suo intervento non si configuri come una vera e propria terapia, per lo svolgimento della quale occorre invece possedere il titolo di psicoterapeuta.
La metodologia di lavoro può prevedere colloqui di consulenza o di sostegno, uso di test, tecniche di rilassamento ma non prevede mai l’utilizzo di farmaci (a meno che lo psicologo in questione non possieda anche una laurea in medicina).
Riassumendo, lo psicologo per essere tale deve possedere i seguenti requisiti:

  • laurea in psicologia;
  • iscrizione all’Ordine degli Psicologi di una regione italiana.

Lo psicoterapeuta è un professionista autorizzato all’esercizio della psicoterapia dal proprio Ordine Professionale.
Può essere un laureato sia psicologia che in medicina, che abbia però conseguito una specializzazione post universitaria in psicoterapia (della durata di almeno 4 anni) presso una scuola di specializzazione pubblica (universitaria) o privata riconosciuta dal Ministero dell’Università.
Si possono quindi avere:

  • psicologi-psicoterapeuti, che possono esercitare tutte le attività dello psicologo e in più la psicoterapia, ma non possono somministrare farmaci.
  • medici-psicoterapeuti, che possono esercitare tutte le attività del medico, compresa la prescrizione di farmaci e, in più, la psicoterapia.

L’attività dello psicoterapeuta è quindi più specifica e va più in profondità rispetto a quella dello psicologo, permettendo di intervenire su problematiche più invalidanti e persistenti (depressione, ansia, disturbi alimentari…).
Le tecniche utilizzate variano a seconda del tipo di specializzazione conseguita e, quindi, del modello teorico di riferimento. Le scuole di specializzazione che permettono l’iscrizione all’albo degli psicoterapeuti sono infatti molteplici e molto diverse fra loro. Ognuna di esse trae origine da un quadro teorico differente ma non necessariamente incompatibile con gli altri, tant’è che spesso gli psicoterapeuti fanno uso contemporaneamente di tecniche provenienti da teorie di fondo diverse.
Tra le scuole di specializzazione più conosciute esistono, ad esempio, quella ad indirizzo cognitivo-comportamentale, quella gestaltica, quella sistemica familiare e quella psicanalitica.
Riassumendo, lo psicoterapeuta per essere tale deve possedere i seguenti requisiti

  • laurea in psicologia o in medicina e chirurgia;
  • iscrizione all’Ordine degli Psicologi o dei Medici di una regione italiana;
  • specializzazione quadriennale post-universitaria in psicoterapia, conseguita presso una scuola di specializzazione riconosciuta dallo Stato;
  • iscrizione all’albo degli psicoterapeuti.

Lo psicoanalista è uno psicoterapeuta (medico o psicologo) che esercita un tipo di terapia ispirata alla psicoanalisi di Freud e dei suoi successori.
A partire dalle teorie e dal pensiero di Freud sono nate infatti diverse correnti, definite post-freudiane. Tra queste, ad esempio, ricordiamo la scuola Junghiana basata sulle teorie di Carl Gustav Jung, e quella Adleriana basata sul pensiero di Alfred Adler.
La psicoanalisi, con tutte le sue varianti, è quindi un particolare tipo di psicoterapia.
Riassumendo, lo psicoanalista per essere tale deve possedere i seguenti requisiti:

  • laurea in psicologia o in medicina e chirurgia;
  • iscrizione all’Ordine degli Psicologi o dei Medici di una regione italiana;
  • specializzazione quadriennale post-universitaria in psicoterapia, conseguita presso una scuola di specializzazione riconosciuta dallo Stato;
  • iscrizione all’albo degli psicoterapeuti.

Lo psichiatra è un laureato in medicina che ha intrapreso successivamente la specializzazione in psichiatria. Quest’ultima è una disciplina medica focalizzata sulla diagnosi, cura e riabilitazione dei disturbi mentali prevalentemente attraverso l’uso di farmaci e psicofarmaci. La psichiatria, a differenza della psicologia, tende generalmente ad identificare il disturbo mentale o psicologico come derivante da un malfunzionamento a livello fisiologico del sistema nervoso centrale.
Lo psichiatra non è psicologo, a meno che non abbia conseguito anche il relativo titolo; può tuttavia esercitare la psicoterapia, ma solo dopo aver conseguito il relativo titolo.
Semplificando, lo psichiatra è più vicino alla figura del medico che non a quella dello psicologo. Accade però frequentemente che lo psicologo/psicoterapeuta e lo psichiatra offrano al il paziente una terapia “combinata”, fornendo contemporaneamente il loro supporto: il farmaco riduce temporaneamente una grave sintomatologia, mentre la psicoterapia permette al paziente di affrontare e risolvere i problemi che hanno causato la patologia, per superarla completamente.
Riassumendo, lo psichiatra per essere tale deve possedere i seguenti requisiti:

  • laurea in medicina e chirurgia;
  • iscrizione all’Ordine dei Medici di una regione italiana;
  • specializzazione post-universitaria in psichiatria.
2. Come faccio a sapere quale tipo di psicoterapia scegliere? Ce ne sono così tante!2018-01-22T17:32:12+00:00

Gli approcci terapeutici sono davvero tanti e il consiglio è, pertanto, quello di informarsi bene prima di iniziare un percorso psicoterapeutico. Lo si può fare sia consultando le molteplici informazioni che si possono reperire in Internet o, se si ha già un nominativo di uno specifico psicoterapeuta, leggendo il suo sito o, ancora meglio, contattandolo per fargli direttamente le vostre domande.

Cosa chiedere? Se non lo sapete, fatevi ad esempio dire che tipo di terapia utilizza (così potrete eventualmente reperire altre informazioni in rete) e fatevi spiegare in modo semplice e chiaro il suo metodo di lavoro. Fate domande sulla frequenza degli incontri, sulla durata delle sedute e, perché no, anche sul loro costo, così potrete fare la vostra scelta in tutta tranquillità.

Fidatevi poi anche del vostro istinto… una buona prima sensazione è già un buon punto di partenza!

3. Come faccio a sapere se il professionista a cui mi rivolgo è davvero uno psicologo, uno psicoterapeuta o uno psichiatra?2018-02-16T16:05:30+00:00

Ogni professionista è tenuto, su vostra richiesta, ad indicarvi i dati relativi alla sua iscrizione ad un Albo Professionale.
Chiedete quindi se:

  • è un medico o uno psicologo
  • a quale albo è iscritto (Psicologi-Psicoterapeuti-Medici-Psichiatri) e di quale regione
  • il numero di iscrizione (o numero di matricola)
    Una volta in possesso di questi dati è possibile verificarne la veridicità contattando l’Ordine professionale di competenza.
4. Ho deciso di iniziare un percorso, ma non so bene cosa mi serva. Come faccio a sapere se ho bisogno di una psicoterapia, di una consulenza breve o di un coaching?2018-01-22T17:37:51+00:00

Capita spesso di non avere ben chiara la natura delle proprie difficoltà o di essersi fatti un’idea (magari informandosi su Internet o leggendo qualche rivista) che non sempre è corretta. Sarà cura del terapeuta, una volta fatto il primo incontro ed indagato sul problema, indicare quale sia il tipo di percorso per lui più adatto.

5. Quanto dura un percorso di terapia?2018-01-22T17:38:37+00:00

Quando si parla di problemi psicologici si è soliti pensare che per affrontarli siano sempre necessari interventi a lungo termine (in genere svariati anni), che prevedano un lento e faticoso cammino alla ricerca delle cause remote che hanno condotto allo stato di sofferenza.
In realtà, nonostante alcuni problemi e sofferenze psicologiche possano apparire complessi e persistere da anni, non richiedono necessariamente terapie altrettanto lunghe.
Il mio approccio di psicoterapia è focalizzato sul rendere i pazienti autonomi e non dipendenti dalla figura del terapeuta. Tuttavia non è possibile però definire a priori la lunghezza o il numero di sedute necessarie, proprio perché ogni persona è a sé, così come è diversa ogni situazione o difficoltà che viene portata in terapia.
Normalmente però più la problematica è circoscritta (ad es. attacchi di panico, fobie, compulsioni, eiaculazione precoce…) e più è rapida la sua risoluzione.
Non c’è ad ogni modo nessun obbligo da parte del paziente di proseguire il percorso terapeutico, che potrà infatti essere interrotto in qualunque momento qualora lo si ritenga poco soddisfacente o si abbiano altri impedimenti nel proseguirlo. 

6. Qual è la frequenza degli incontri?2018-01-22T17:39:18+00:00

A seconda del tipo di problema presentato e delle esigenze del paziente, gli incontri possono essere a cadenza settimanale o quindicinale.
Qualora la difficoltà o il problema portato in terapia non sia più, o non lo sia mai stato, particolarmente impedente, possono essere valutati anche intervalli maggiori tra una seduta e l’altra (ad esempio ogni 3 settimane).

7. Quanto dura una singola seduta?2018-01-22T17:39:53+00:00

La durata media è generalmente di 50-60 minuti, ma può variare a seconda di ciò che emerge in ciascun incontro e dagli obiettivi terapeutici di ciascuna seduta.

8. In questo tipo di psicoterapia si usano farmaci?2018-01-22T17:40:24+00:00

Il trattamento psicoterapeutico non prevede la prescrizione di farmaci.
Qualora il paziente ne stia già facendo uso sarà cura del terapeuta (in accordo con il medico o con lo psichiatra che li ha precedentemente prescritti) fare in modo che la persona possa gradualmente ridurne l’assunzione man mano che si verificano i miglioramenti della sua condizione fino ad arrivare, se possibile, alla completa interruzione del loro utilizzo.
In alcuni casi particolari (ad esempio disturbi psicotici) il terapeuta può ritenere necessaria una terapia di tipo integrato (psicoterapeutica e farmacologica) e può, sempre in accordo con il paziente, avvalersi della collaborazione di uno psichiatra che prescriva un supporto farmacologico in grado di ottimizzare l’efficacia dell’intervento psicoterapeutico.

9. È possibile ottenere dei cambiamenti anche se il problema o la difficoltà persiste da tanto tempo, a volte anche da anni?2018-01-22T17:40:59+00:00

Certamente. Ogni tipo di difficoltà o situazione può iniziare a cambiare dal momento in cui diventa oggetto di terapia (o di coaching) indipendentemente dal periodo di persistenza.
Scopo del percorso è quello di aumentare la consapevolezza della persona riguardo a se stessa, al proprio comportamento o malessere, al proprio funzionamento nel “qui e ora”, e facilitarla nel trovare diverse modalità di pensiero o di azione da portare con sé nel presente e nel futuro che la stessa andrà a costruire.

10. Il problema riguarda mio figlio (o la relazione tra me e mio figlio) che però è ancora piccolo. Devo portarlo in terapia?2018-01-22T17:41:27+00:00

Generalmente, a meno che non sia strettamente necessario, preferisco non vedere direttamente in seduta bambini troppo piccoli (sotto gli 11-12 anni di età).
In questi casi quindi intervengo sul problema in modo indiretto lavorando assieme ai genitori, in modo che questi modifichino poi le loro modalità di relazione con il proprio figlio al fine di ottenere uno sblocco della situazione problematica.

11. Un mio familiare ha un problema ma non ha intenzione di rivolgersi ad uno specialista. Posso fare qualcosa per aiutarlo?2018-01-22T17:42:30+00:00

Capita frequentemente che le persone con un problema non si rendano conto di averlo o si rifiutino di affrontarlo con un professionista. In questi casi è possibile svolgere un primo incontro con i familiari o con chi è vicino alla persona in questione e verificare quale sia la modalità migliore di intervento. A seconda dei casi il terapeuta potrà dare delle indicazioni su come poterla coinvolgere nella terapia o, in caso contrario, su come intervenire attraverso una terapia indiretta. In questo caso verranno date ai familiari delle indicazioni su come relazionarsi con la persona in difficoltà al fine di ottenere un miglioramento della situazione senza che questa sia direttamente presente in seduta. 

12. Non so bene di che tipo di intervento ho bisogno nella mia azienda. Come faccio a decidere?2018-01-22T17:42:55+00:00

È sufficiente contattare il professionista ed esporgli le proprie difficoltà e/o esigenze. Sarà compito suo, sulla base di un’accurata indagine della situazione e dei bisogni, identificare quale sia il tipo di intervento più adatto ed efficace.

13. È necessario un numero minimo di partecipanti per poter organizzare un intervento di formazione in azienda? E c’è un numero massimo?2018-01-22T17:43:22+00:00

In genere viene richiesto un numero minimo di 5 o 6 partecipanti così da poter avere maggiore interazione e scambio all’interno dell’aula e poter organizzare, se necessario, anche delle attività in piccolo gruppo. Il numero massimo dipende invece dal tipo di lezione che si vuole organizzare. Per lezioni maggiormente teoriche e frontali è possibile avere anche platee molto numerose (40-50 persone e oltre); per lezioni maggiormente interattive, che prevedano anche attività pratiche, giochi, esercitazioni e simulazioni, è suggerito un numero massimo di 20 persone per gruppo.

14. Vorrei mischiare più di un argomento all’interno di un unico percorso formativo, è possibile? C’è una durata minima o massima?2018-01-22T17:43:51+00:00

Tutti i programmi formativi vengono strutturati ad hoc, sia per durata che per contenuti, sulla base degli obiettivi da raggiungere e delle peculiari necessità del cliente. È possibile quindi unire più di un argomento e svilupparlo in modo più o meno approfondito a seconda dei casi e dei tempi a disposizione.

15. C’è una durata minima o massima degli interventi di formazione?2018-01-22T17:44:36+00:00

La durata minima dei moduli di formazione è di 4 ore. La durata massima, per ogni singola giornata, è di 7 ore).

Ovviamente si possono strutturare percorsi formativi della durata complessiva di più giornate.

16. I gruppi devono essere omogenei per caratteristiche, età, competenze o mansioni?2018-01-22T17:45:03+00:00

Non necessariamente. Ci sono tematiche trasversali (ad es. comunicazione ed efficacia nelle relazioni interpersonali) che possono essere adatte ad una platea variegata mentre altre (ad es. tecniche di vendita telefonica) che sono più settoriali. In ogni caso i contenuti della formazione vengono definiti e strutturati in base al tipo di persone che saranno in aula.

17. Devo avere a disposizione, in azienda, un’aula o una sala riunioni? Le attrezzature (proiettore, schermo o parete per proiezione, lavagna a fogli mobili, computer) devo metterle a disposizione io?2018-01-22T17:45:31+00:00

I dettagli logistici e quelli relativi al materiale necessario verranno di volta in volta definiti assieme al committente. Se il cliente non possiede le attrezzature necessarie sarà cura del formatore procurarsele. In questo caso l’eventuale noleggio rientrerà nel conteggio dei costi totali del progetto.

18. Quali sono i costi di una giornata di formazione o di teambuilding?2018-01-22T17:46:01+00:00

Il costo di un intervento dipende da diverse variabili, tra cui: la durata complessiva, la presenza o meno di un rimborso spese di viaggio, vitto e alloggio qualora siano necessari, la tipologia di formazione (ad es. programma standard, programma personalizzato e creato ad hoc…), le attrezzature necessarie per l’attività di teambuilding e così via.
Una volta definite le esigenze del committente verrà inviata una proposta dettagliata dell’intervento, comprensiva anche dei costi, che potrà in ogni caso essere ridefinita sulla base delle singole necessità.

19. La consulenza o il coaching in ambito aziendale, se riguarda solo una persona, si svolgono in azienda o nel suo studio?2018-01-22T17:46:29+00:00

Dove si preferisce, anche a seconda delle caratteristiche e della localizzazione dell’azienda.

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